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Unimore nel progetto ALERT: un cerotto intelligente per anticipare la diagnosi dell’Alzheimer

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  • Un nuovo passo avanti nella diagnosi precoce dell’Alzheimer arriva dal progetto europeo ALERT, che coinvolge anche l’Università di Modena e Reggio Emilia. L’iniziativa, della durata di tre anni è coordinata dall’Università di Pisa (prof. G. Barillaro), e riunisce un consorzio internazionale (a cui partecipano le Università di Dublino e di Berlino) con l’obiettivo di sviluppare tecnologie innovative, rapide e non invasive.
  • L’Alzheimer rappresenta una delle principali sfide sanitarie globali, con oltre 50 milioni di persone colpite nel mondo e numeri destinati a crescere. Un dato rilevante è che i biomarcatori della malattia iniziano a modificarsi fino a 10–15 anni prima dei sintomi clinici, aprendo una finestra decisiva per una diagnosi precoce.
  • “Il progetto ALERT punta a rivoluzionare la diagnosi dell’Alzheimer attraverso tecnologie innovative e non invasive” spiega la prof.ssa Daniela Giuliani, farmacologa di Unimore e coordinatore del team modenese. “L’obiettivo è sviluppare un sistema in grado di rilevare precocemente i biomarcatori della malattia direttamente nel plasma sanguigno, offrendo una soluzione più rapida, accessibile ed economicamente sostenibile rispetto ai metodi attuali.”
  • Il cuore del progetto è il sensore QRc-MN, un cerotto dotato di microaghi biodegradabili, più sottili di un capello umano, che penetrano delicatamente la pelle fino a raggiungere il flusso sanguigno. Il sistema è in grado di monitorare in tempo reale biomarcatori chiave e di trasformare i dati in un QR code fluorescente, trasmesso poi a un dispositivo elettronico e a un’app dedicata.
  • Secondo la dott.ssa Eleonora Vandini, collaboratrice del team, “questa tecnologia permetterà una diagnosi precoce più semplice, veloce ed economica”. Il dispositivo consente infatti di ottenere risultati in pochi minuti, eliminando la necessità di prelievi invasivi e lunghe analisi di laboratorio. Dopo l’utilizzo, i microaghi si dissolvono naturalmente, senza bisogno di rimozione.
  • Il sensore sarà progettato per rilevare simultaneamente più biomarcatori fondamentali dell’Alzheimer, tra cui beta amiloide 1-42, p-tau217 e l’enzima PHGDH, tutti associati alle fasi iniziali della patologia.
  • A sottolineare la portata innovativa del progetto è un altra collaboratrice del team, la prof.ssa Ottani, farmacologa di Unimore: il sensore “introdurrà un cambiamento radicale nel campo della diagnostica: il passaggio da un sistema analogico a uno digitale in vivo”. I sensori, infatti, trasformano le informazioni biologiche in codici QR leggibili, migliorando l’affidabilità delle misurazioni ed eliminando la necessità di complesse calibrazioni.
  • Oltre ai benefici clinici, il progetto affronta anche una questione economica rilevante: i costi legati all’Alzheimer nell’Unione Europea potrebbero superare i 350 miliardi di euro all’anno. Una diagnosi precoce può contribuire a ridurre significativamente tali costi, favorendo interventi tempestivi e migliorando la qualità della vita di pazienti e caregiver.
  • Le prospettive di ALERT vanno oltre l’Alzheimer;  la tecnologia potrebbe essere applicata anche in ambito oncologico (come sottolineato dal prof. Dominici, partecipante con il suo team UNIMORE allo studio), nel monitoraggio delle infezioni, nello screening farmacologico e nella sicurezza ambientale e alimentare. L’obiettivo finale è una medicina sempre più personalizzata, tempestiva ed efficiente, basata su sistemi di monitoraggio continuo e non invasivo.
  • Per ulteriori informazioni: ALERT PROJECT
Data ultimo aggiornamento:
20/04/2026